Corso di Cinematografia Cosmoartistica

Prossimo incontro 2 aprile 2011 ore 15.00 presso Cinpsy Institute Catanzaro.

AVATAR (film- Interpretazione cosmoartistica).

Avatar è un film di fantascienza del 2009 scritto, diretto e prodotto da James Cameron e interpretato da Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi e Michelle Rodríguez.

 Premessa.

   Il film viene chiamato AVATAR (in quanto parla di un essere ibridogenetico con due dna: umano e na’vi, quasi una rincarnazione di un corpo in un altro) che si trova poi a vivere un’esperienza di scelta tra l’identità preesistente  e l’altra acquisita: dinamicamente preparare una seconda nascita. Nell’iconografia induista alcuni avatar hanno il corpo di colore azzurro, come il popolo Na’vi, come  Krishna (VIII Avatar di Vishnu), anche lui  raffigurato con la pelle azzurra.

   Nell’Induismo l’AVATAR o gli AVATARA  sono considerati come diverse forme dell’Uno, il Dio Supremo, o Brahman, che egli adotta per rendersi accessibile all’uomo. Avatar, dal sanscrito, significa “disceso”: il dio che si incarna nell’umano.

   « Così ogni volta che l’ordine (Dharma. legge cosmica) viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l’ordine, di era in era, io nasco. » (Bhagavadgītā IV, 7-8. Corrisponde al Mahābhārata VI, 26, 7-8- Il canto del Beato. )

    “I  Vaishnava, che costituiscono approssimativamente l’80% degli indù di oggi, adorano uno dei tre più recenti avatar – o incarnazioni terrestri – di Vishnu come divinità principale. Il settimo avatar di Vishnu è Rama, l’ottavo è Krishna, e il nono cambia secondo le fonti: è identificato con Buddha nella grande maggioranza delle scuole, ma anche, più raramente e meno seriamente, con Gesù Cristo. L’integrazione di Buddha nel pantheon indù è comparsa tardi, probabilmente nell’VIII secolo; questo procedimento -in fin dei conti abbastanza ardito- è l’espressione della controriforma brahmanica al Buddhismo, iniziata nel II secolo a.C.  Alcuni riconoscono tutti i personaggi menzionati come veri avatar, aumentando così il numero tradizionale di dieci avatar (incluso Kalki, che apparirà alla fine dell’era presente, il Kali Yuga) fino a 27…”

(da Wikipedia, voce Avatar…)

   Nel film si citano i miti di  PANDORA (satellite) e di POLIFEMO (pianeta), nomi che si riferiscono a personaggi della mitologia greca.

   Secondo un taglio antropologico e meta psicologico questo racconto è una trasposizione di problematiche  psicodinamiche (archetipi), presenti da sempre nel cuore dell’umanità.

a)      Polifemo (pianeta) è una trasposizione del Pianeta Terra che ospita gli umani (forza divorante);

b)      Pandora (satellite) è una parte di esso, nel senso che gira intorno a Polifemo (possiamo considerarlo un   ecosistema-bellezza prima della natura- come la FORESTA AMAZZONICA è un ecosistema della Terra (dono e/o inganno?)

   Pertanto se Polifemo (figlio di Poseidone e nipote di Zeus) è la Terra, quindi  rappresenta l’Umanità nella sua sete di AVIDITA’ divorante, l’archetipo (dinamica sempre presente dai primordi del tempo) è proiettato su un’altra dimensione dello spazio-tempo nel sogno-narrazione del film, Pandora è un ecosistema vicino che gli umani vogliono sfruttare per i loro bisogni di avidità.

   Se rapportiamo la dinamica a quello che ancora oggi viene vissuto in alcuni ecosistemi del Pianeta Terra  (es . Amazzonia), il tutto è frutto di un doppio inganno che l’Umanità fa a se stessa, come compare nel mito di Pandora ai primordi. (Bellezza prima da preservare, distruzione e riapertura continua  di tutti i mali).

   Pandora è una creatura (un-Avatar ibrido) che Zeus manda agli umani  per inganno e volontà punitiva, creatura bella  che contiene con sé un  potere seduttivo e  distruttivo. Cosa fa oggi l’uomo pensando di sfruttare, aprire il vaso, degli ultimi ecosistemi del Pianeta per sfruttarne le risorse? Non fa altro che auto ingannarsi per sete di avidità, devastando il territorio amazzonico ne impoverisce il suolo e rischia di far scomparire un ecosistema ricco di fauna e flora particolari che, per quanto ricco è molto fragile, se viene deforestizzato e divorato (aperto!), più che ottenerne benefici ne otterrà malefici.

   Riaprire questo vaso (ricordarsi che il mito è una pura dinamica che si ripete nello spazio-tempo di questo nostro universo), riattivare  nuovamente il mito, vuol significare tentare di creare una nuova strada di bellezza, che calmi la sete di AVIDITA’ e prepari un’anima immortale di Bellezza Seconda.

   Nascere una seconda volta, dopo aver lottato per sconfiggere (O DARE UN LIMITE) alla propria e all’altrui AVIDITA’ forse vuol significare che la strada di bellezza nuova da compiere è tentare un nuovo equilibrio per raggiungere quel desiderio d’immortalità che la Vita e l’intero Cosmo anelano.

   Noi siamo Pandora e Polifemo.

   Pandora ancora oggi è necessaria all’uomo per compiere una nuova scelta (preservare quanto più possibile la bellezza della vita), Polifemo, come pulsione dell’umano,  va riconosciuto e controllato nella sua sete famelica e distruttiva.

   P.S. Mi piace un’ultima osservazione preliminare, come termine metaforico di paragone: Pandora = Troia da espugnare o “LA TERRA DEI FEACI” ?

   Nel primo caso Pandora non  cade nel tranello e nell’inganno come Troia, il nuovo Ulisse si schiera con il territorio assediato e salva i nativi e se stesso, non distrugge gli assedianti ma ne favorisce il ritorno in patria. (Violenza difensiva e Non-violenza-due arti esistenziali).

   Nel secondo caso il nuovo Ulisse accetta di restare su Pandora e ne sposa una figlia, accoglie l’invito di incarnarsi e cambiare identità, non più divoratore/divorato (identificazione con l’aggressore), ma persona libera affrancata che può vivere in armonia con l’Universo.

   Ma c’è di più come tematiche da approfondire in AVATAR.

    La creazione della realtà da parte della nostra coscienza avviene grazie all’esistenza di un campo che unisce tutti i fenomeni dell’Universo. Questo campo è connesso ad una rete che collega tutti gli elementi della biosfera, tutti gli elementi dell’Universo. Comunemente chiamata Matrice Divina, essa interagisce con tutto ciò che è stato creato consapevolmente. La Matrix è composta a sua volta da un’energia O. O. (Onnicreante, Onnipresente) che crea consapevolmente la realtà…

 Interpretazione filosofico-esistenziale.

Sul concetto di infinito.

   Quanti sono i mondi possibili?  Sistemi planetari, Galassie, altri universi, paralleli e concentrici esistono ?

   Breve riflessione sulle principali teorie ermeneutiche sul concetto d’infinito.

    Il concetto d’infinito, nella storia della cultura umana è presentato orientativamente in tre forme diverse: 1. Un Infinito Fisico (relativo, ad esempio, alle dimensioni dell’ Universo; 2. Un Infinito Metafisico ( relativo, ad esempio a Dio) ; 3. Un infinito Matematico (relativo, ad esempio, ai numeri). Fin dalla tarda cultura occidentale greco-romana le concezioni sull’infinito, orientativamente in queste tre forme, hanno esplicitato visioni disparate.

     Anassimandro di Mileto (VII sec. a. C.) identificava l’infinito nell’ Aperion, termine greco che significa ciò che è privo di limite, illimitato, infinito. L’infinito si configura come padre di tutte  le cose e punto da cui hanno avuto origine la realtà e il mondo.

   Questa concezione è molto vicina a quella orientale dei Gianisti – antecedenti all’ Induismo (XI sec. a.C.) –  questi pensavano che l’universo avesse una durata infinita, infinito in quanto sempre esistito (senza inizio e quindi senza fine). Questa concezione è stata poi evoluta e conglobata nell’idea induista dell’infinito illimitato, del ciclico, del periodico, del tempo circolare. L’infinito è in questo tempo ciclico in cui si perpetua la nascita, la crescita la distruzione e poi una nuova rinascita e così via, in un eterno ritorno ciclico (infinito).

Cfr. Una concezione simile avevano gli Stoici (IV sec.a.C.), nel continuo perpetuarsi dell’Universo all’infinito.

     Con Parmenide, ed anche con Platone ed Aristotele il concetto di infinito assume un aspetto negativo. Infinito, non più sostantivo-ma aggettivo, come sinonimo di incompiuto, indefinito, illimitato, contrapposto alla positività dell’ essere finito, determinato e perfettamente compiuto in se stesso. L’infinito per Aristotele è solo una possibilità potenziale (non in acto).

    Anche Pitagora, nella sua concezione dei numeri interi il divino risiedeva nel finito, nella sua completezza. Ma il pensiero pitagorico, messo in crisi dalla scoperta di grandezze incommensurabili e soprattutto dall’infinito piccolo (cfr.radice quadrata di 2. col periodico infinitamente piccolo) non produrrà con chiarezza nessun concetto d’Infinito.                                                                                                                                                                                 

   Plotino (III sec. d.C.)  distingue l’infinito potenziale della matematica, inteso come inesauribilità del numero, dall’infinito metafisico, inteso come illimitatezza della potenza dell’Uno (Dio). UNO !

   Con Tommaso d’Aquino (1225- 1274) l’Infinito coincide con l’ Essere (Dio), mentre finita è la realtà materiale dell’universo, viene rivisitata e corretta la concezione aristotelica con l’affermarsi del pensiero cristiano.

   Nicola Cusano (1401-1464), stabilisce per primo che l’infinito matematico coincide con l’infinito divino. La sostanza della sua dottrina era data dall’idea di infinità dell’essere, nel quale tutto coincide(uno), la conoscenza umana, di fronte a tale immensità dell’infinito, poteva solo intuirlo.

   Giordano Bruno (1548-1600), è il primo pensatore a porre le basi di una concezione dell’Infinito (definita panteistica dalla Chiesa e pertanto confutata) in cui l’Universo è infinito in quanto effetto di una causa infinita, che è Dio. In questa concezione si ipotizza l’esistenza di un numero infinito di mondi, come conseguenza necessaria dell’ infinita potenza di Dio. Concezione nuova questa di G. Bruno  che inizia a postulare infiniti mondi nell’infinito spazio per un infinito tempo, anticipando concezioni moderne sugli innumerevoli universi ed infiniti possibili, dai fisici e dai matematici moderni.

    A questo punto  è importante introdurre il concetto di “corrispondenza bionivoca”, per primo introdotto da G. Galilei, per comprendere un nuovo concetto d’infinito nella stessa teoria di Ignacio Matte Blanco., dell “Inconscio come insiemi infiniti ”.

   “…Galileo fu il primo a scoprire questo. Il fatto che a ogni numero corrisponde il suo doppio, quindi a zero corrisponde zero, a uno corrisponde due, a due corrisponde quattro, tre, sei, e così via, e che a ogni numero pari corrisponde la sua metà, nel caso di due uno, nel caso di quattro due, eccetera. Questo è quello che in matematica si chiama una “corrispondenza biunivoca”, che  significa: ogni numero intero ha il suo doppio, ogni numero pari ha la sua metà. Vedete  che la corrispondenza poi è di quel genere lì. E questa fu una scoperta: il fatto che nell’infinito è possibile avere una parte, cioè per esempio i numeri pari, che hanno lo stesso numero di elementi del tutto. Questo oggi è stato rivoltato. Non è più un paradosso dell’infinito, come invece veniva presentato da Galileo, e da altri dopo di lui, bensì è diventato la definizione dell’infinito. Ed è una definizione positiva, cioè non è più negativa. Che cos’è infinito? Infinito è qualche cosa tale che c’è una sua parte, che ha in realtà  lo stesso numero di elementi del tutto. E come si fa però a sapere qual è il numero? Sono tutte e due infiniti. Il numero si fa in questo modo: cioè si mette in corrispondenza ciascun elemento della parte con un elemento del tutto e viceversa. E quando questa “corrispondenza biunivoca” esiste, si dice che i numeri sono uguali. E se c’è una parte che ha lo stesso numero di elementi del tutto, questo si dice che allora è l’infinito. Ed è la definizione che ancora oggi viene usata in matematica.”

51.Odifreddi  P., Storia dell’Infinito, Intervista a Rai  Educational, Copia  elettronica  presente sul sito www. filosofia.rai.it –30/04/2001.

( Ora in “Il Codice Simmetrico e la Cosmo-Art” di Enrico G. Belli,  Cinpsy Edition ,  2010, pp.396).

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