TUTTO SU MIA MADRE (TODO SOBRE MI MADRE ) di Pedro Almodòvar

INTERPRETI E PERSONAGGI: Cecilia Roth (Manuela), Penélope Cruz (Rosa), Marisa Paredes (Huma), Antonia San Juan (Agrado), Candela Peña (Nina), Rosa María Sardá (Madre di Rosa), Eloy Azorín (Esteban), Toni Cantó (Lola), Carlos Lozano (Mario), Fernando Fernán-Gómez (Padre di Rosa), Fernando Guillén (Attore).

GLI ARCHETIPI PRINCIPALI NELLA FILMOGRAFIA DI PEDRO ALMODOVAR
*****
>Il fanciullo (divino) abbandonato e solo con la madre ( archetipo del fanciullo)
>La fanciulla (kore) rapita e/o violentata, sola con la madre (archetipo della kore)

A. Tematica principale: il ruolo della madre(grande madre) nelle sue varie sfaccettature.
1. ( Madre oblativa-donativa).
2. ( Madre strumentale-distruttiva).
B. Tematica principale: il ruolo paterno nella sua assenza e trasformazione.
1. ( Padre assente ed abbandonico).
2. ( Padre strumentale- distruttivo ).
C. Tematica principale: dal sado-masochismo all’autoironia per esorcizzare il dolore.
1. L’autoconsapevolezza come strada per attraversare il dolore.
2. La coralità (tutta al femminile) per lenire il dolore e creare bellezza.

I principali archetipi mitici a cui si può far riferimento nei film di Almodovar.
>Archetipo del FANCIULLO(divino) >Archetipo della Fanciulla (KORE)
Per introdurvi al concetto di archetipo vi riporto a qualche precisazione meta psicologica, affinché possiate incominciare a familiarizzare con tale impostazione
“ Def. di Inconscio collettivo
Oltre alla nostra coscienza immediata, che è di natura del tutto personale e che riteniamo essere l’unica psiche empirica (anche se vi aggiungiamo come appendice l’inconscio personale), esiste un secondo sistema psichico di natura collettiva, universale e impersonale, che è identico in tutti gli individui. Quest’inconscio collettivo non si sviluppa individualmente ma è ereditato. Esso consiste in forme preesistenti, gli archetipi, che possono diventare coscienti solo in un secondo momento e danno una forma determinata a certi contenuti psichici.

Def. di Archetipo
Dall’etimologia greca archè (inizio, origine, principio) e typos (sigillo, impressione, conio) il concetto rimanda a qualcosa che è stato impresso nell’anima da un fattore che lascia l’impronta.
Se definire il concetto d’inconscio collettivo è per Jung relativamente facile non altrettanto si può dire riguardo al concetto di archetipo.
Archetipo è un termine già usato presso gli antichi (Filone di Alessandria, Ireneo, Dionigi l’Areopagita) che Jung riprende e trasforma gradualmente.
In un primo tempo l’archetipo è visto come contenuto dell’inconscio collettivo, frutto della sedimentazione delle esperienze ripetute dall’umanità nel corso dei millenni, immagini primigenie simili alle idee eterne platoniche. Esse sono da Jung fatte risalire ad un periodo in cui la coscienza ancora non pensava ma percepiva: forme eterne e trascendenti.
In un secondo momento Jung sottolinea maggiormente gli aspetti formali e strutturali dell’archetipo a scapito di quelli contenutistici. L’archetipo non è più visto come un contenuto dell’inconscio collettivo bensì una forma senza contenuto. Non un comportamento ma un modello di comportamento. Non si tratta dunque tanto di “rappresentazioni” ereditate quanto di possibilità ereditate di rappresentazioni. Fra l’altro non dobbiamo dimenticare che essendo l’archetipo una manifestazione dell’inconscio (collettivo), la coscienza ne può avere soltanto una conoscenza indiretta. Anzi, l’atto conoscitivo stesso modifica l’archetipo.

Scrive Jung a proposito:
L’archetipo rappresenta in sostanza un contenuto inconscio che viene modificato attraverso la presa di coscienza e per il fatto di essere recepito, e ciò a seconda della consapevolezza individuale nella quale si manifesta.
Scrive Jung:
“…Nessun archetipo è riducibile a semplici formule. L’archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire mai completamente. In sé, esiste solo in potenza, e quando prende forma in una determinata materia, non è più lo stesso di prima. Esso persiste attraverso i millenni ed esige tuttavia sempre nuove interpretazioni.”
( Da IL CODICE SIMMETRICO E LA COSMO-ART, di Enrico G. Belli, Cinpsy Edition, 2011, p. 31. )

Se questa precisazione vi ha consentito comprendere che un archetipo, in definitiva, è una pura dinamica dell’umano che è persistente nell’evoluzione e cambia in immagini e rappresentazioni nei millenni, ma è sempre viva come potenzialità operativa, ora cercherò d’introdurvi all’archetipo del fanciullo e della fanciulla, così come vengono rappresentati nei film di Almodovar.

1. IL TEMA DEL FANCIULLO (nella variante del giovane), che viene ferito o muore, è l’archetipo primario fin dai suoi esordi presentato in varie situazioni: a volte è un giovane esposto a pericoli, spesso figlio problematico, a volte omosessuale (Che ho fatto per meritare questo -1984); a volte ha tentato di sfuggire alla sua condizione diventando un trans o viene ucciso vittima di gelosie (La legge del desiderio-1986); molto spesso problematico drogato o malato di mente (L’indiscreto fascino del peccato-1983; Légami-1990); altre volte è un giovane problematico in preda a dinamiche distruttive (Carne tremula-1997); spesso è vittima precoce di desideri sessuali promiscui (La cattiva educazione- 2004); ma molte volte è presentato come vittima di incidenti ( Matador-1985; Il fiore del mio desiderio-1995; Tutto su mia madre-1999; – Gli abbracci spezzati -2009 ).

2. IL TEMA DELLA FANCIULLA (KORE), nella variante di giovane ragazza, è anch’esso un archetipo di base della filmografia di Almodovar: fin dagli esordi è la ragazza vittima di violenza sessuale, quando non diventa tossicomane e masochista ( Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze-1980; L’indiscreto fascino del peccato-1983; Legami-1990; Kika,Un corpo in prestito -1993; La pelle che abito -2011); spesso masochista frustata, diventa sadica assassina ( Che ho fatto io per meritare questo-1984; Tacchi a spillo-1991); di solito la giovane fanciulla da vittima incestuosa diventa a sua volta assassina (Volver…Tornare-2006 ); spesso è anch’essa vittima di incidenti ( Kika, In corpo in prestito-1993; Parla con lei-2004); a volte si nasconde nel corpo di un maschio e diventa trans ( La legge del desiderio-1996, Tutto su mia madre, 1999).

A. Tematica principale: il ruolo della madre nelle sue varie sfaccettature.
( Madre oblativa-donativa). ( Madre strumentale-distruttiva).
B. Tematica principale: il ruolo paterno nella sua assenza e trasformazione.
C. ( Padre assente ed abbandonico).( Padre strumentale- distruttivo ).
Tematica principale: dal sado-masochismo all’autoironia per esorcizzare il dolore.
3. L’autoconsapevolezza come strada per attraversare il dolore.
4. La coralità (tutta al femminile) per lenire il dolore e creare bellezza.

Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si leggono in questo senso le numerose figure femminili steatopigie (cosiddette “Veneri”) ritrovate in tutta Europa, di cui naturalmente non conosciamo il nome.
Lungo le generazioni, con gli spostamenti di popoli e la crescita di complessità delle culture, le “competenze” della Grande Madre si moltiplicarono in diverse divinità femminili. Per cui la Grande Dea, pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, assumerà personificazioni distinte, per esempio, per sovrintendere all’amore sensuale (Ishtar-Astarte-Afrodite pandemia-Venere), alla fertilità delle donne (Ecate triforme, come 3 sono le fasi della vita), alla fertilità dei campi (Demetra / Cerere e Persefone / Proserpina), alla caccia (Kubaba, Cibele, quindi Artemide-Diana).
Inoltre, siccome il ciclo naturale delle messi implica la morte del seme, perché esso possa risorgere nella nuova stagione, la grande dea è connessa anche a culti legati al ciclo morte-rinascita e alla Luna, che da sempre lo rappresenta (i più arcaici di questi riti sono riservati alle donne, come quello di Mater Matuta o della Bona Dea).
Ad esempio, nelle feste e nei misteri in onore del gruppo Demetra / Cerere-Persefone / Proserpina, il suo culto segna il volgere delle stagioni, ma anche la domanda dell’uomo di rinascere come il seme rinasce dalla terra.
L’evoluzione teologica della figura della Grande Madre (giacché nulla va perduto, nel labirinto della mitologia) venne costantemente rappresentata da segnali di connessione tra le nuove divinità e quella arcaica.
Finché le religioni dominanti ebbero carattere politeistico, un segno certo di connessione consisteva nella parentela mitologica attestata da mitografi e poeti antichi (ad esempio, Ecate è figlia di Gea; Demetra è figlia di Rea).

Altro carattere che permette di riconoscere le tracce della Grande Dea nelle sue più tarde eredi, è poi la ripetizione di specifici attributi iconologici e simbolici che ne richiamano l’orizzonte originario.

I compagni della Grande Madre [modifica]
L’universo cultuale della Grande Madre prevedeva anche, benché non sempre, figure maschili, inizialmente descritte come figure plurime o collettive (come i Dattili di Samotracia).
L’evoluzione di tali figure e la loro progressiva personificazione individuale sembrano confermare per sottrazione l’idea di un’origine matriarcale della civilizzazione, sia per la forte accentuazione di “figlio della dea” – e la dea rimanda alla Grande Madre, anche se ha un altro nome – che viene attribuita a talune divinità maschili particolarmente legate alla terra (Dioniso, per tutte); sia perché la modifica e l’individuazione in senso patriarcale del pantheon sono attestate in epoca relativamente tarda, quando gli uomini avevano preso coscienza della propria potestà generatrice; sia, infine, per il rapporto misterioso che corre tra la Grande Dea e il suo compagno, caratterizzato dall’essere minore di lei, per età e per poteri, e che spesso si presenta, almeno inizialmente, come una figura di giovane amante, assai simile ad un figlio (si veda in proposito la coppia Cibele-Attis).
Psicologia e simbolismo [modifica]

Lugansk, Ucraina (datazione ignota)
• Nella psicologia di Jung la Grande Madre è una delle potenze luminose dell’inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice.
• In Erich Neumann, che più di tutti gli allievi di Jung dedicò i propri studi ai vari aspetti del femminile, l’archetipo della Grande Madre (tendenzialmente conservativo e nemico della differenziazione) è il principale ostacolo allo sviluppo del Sé individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione ed autoaffermazione.
• Più in generale, la figura (o l’archetipo) della Grande Madre riappare non di rado nelle opere creative: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart, a certe battute e immagini del cinema di Woody Allen.

In tutte le civiltà il ruolo della donna-madre rappresenta la principale dinamica archetipica su cui s’intrecciano destini e speranze, come emblema della vita che si rigenera continuamente.
Nella mitologia greca la prima donna madre significativa è quella di Rea, moglie di Crono-Saturno. Nel mito protegge il figlio Iuppiter (Giove) dal padre divorante(Crono).
Cfr.Grande Madre – Matrona – Protettrice (Giove – Hesediel)
Archetipo tradizionale tellurico della donna dispensatrice di vita e d’abbondanza, gestisce ed avvolge il nucleo familiare.
Caratteristiche: abbondanza, prosperità, nutrimento, fecondità, protezione Aspetti negativi: possessività, sarcasmo…
Altra figura significativa quella di Demetra, figlia di Giove, colei che distribuisce i doni della madre Terra; dai romani chiamata Cerere, per via della distribuzione dei cereali agli umani. Nel mito Demetra assume il ruolo della madre addolorata e sofferente, dopo il rapimento della figlia Persefone, da parte di Ade (il dio degli inferi).
Persefone (Kore-la fanciulla), figlia di Demetra, emblema mitico delle giovani donne esposte a pericoli di stupri e rapimenti, è anche insieme alla madre simbolo usato nei Misteri Eleusini ( Rinnovare la vita oltre la morte).
Altro archetipo, il fanciullo “divino” è raffigurato per lo più abbandonato (spesso dal padre); con cui la madre condivide l’abbandono e la solitudine.
Cfr. Oltre al Fanciullo, Kore-la fanciulla, archetipo mitico: esposta a pericoli vari, fino alla morte. Per approfondimenti leggere il Capitolo Secondo Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, pp. 42-54, in IL CODICE SIMMETRICO E LA COSMO-ART .

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: