DEAR JOHN (CARO JOHN) Regia di Lasse Hallström

Immagine

TRATTO DAL ROMANZO “RICORDATI DI GUARDARE LA LUNA” DI NICHOLAS SPARKS

IL CONIO ETERNO DELLA VITA ALLA RICERCA DI UNA VIA IMMORTALE

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LA COSMO-ART

(UN MODELLO ARTISTICO INTERPRETATIVO)

 

Trama del film

   John Tyree è un ragazzo ribelle, cresciuto senza madre, che vive assieme al padre problematico (con tratti di autismo), con il quale ha un rapporto tormentato. Per placare la sua inquietudine adolescenziale, John decide di arruolarsi nell’esercito, così viene mandato per qualche tempo oltre oceano per servire la patria. Tornato a casa in licenza, John passa la maggior parte del suo tempo a praticare surf. Un giorno, recuperando una borsa caduta in mare, conosce la bella Savannah Lynn Curtis.

   Tra i due ragazzi scatta subito il colpo di fulmine, trascorrendo ogni istante assieme, fino al giorno in cui John è costretto a ripartire. Dal quel momento John e Savannah si ripromettono di tenersi in contatto scrivendosi appassionate lettere d’amore.

    Dopo un anno John sta per tornare a casa per vivere serenamente la sua storia d’amore con Savannah, ma gli attentati dell’11 settembre 2001 gli faranno cambiare progetto. Decide quindi di riconfermare la ferma per altri due anni, continuando il rapporto epistolare con Savannah. Quest’ultima però risente della lontananza e spinta dal bisogno di aiutare l’amico Tim e il figlio autistico (di quest’ultimo) decide di lasciare John per sposarlo.

   Poco tempo dopo aver ricevuto la lettera in cui viene lasciato John verrà ferito in Afganistan. Dopo tre mesi di ospedale in Germania, essendo ancora innamorato inevitabilmente di Savannah, decide di restare nell’esercito per fare carriera. Tornerà a casa solo nel 2007, da sergente, poiché il padre è stato colpito da ictus. Trascorre con lui gli ultimi giorni prima della morte, per poi andare a trovare Savannah.

   Qui scopre che Tim ha un linfoma in fase terminale e che Savannah non ha più soldi per poter sottoporre Tim a cure sperimentali contro il tumore. Scopre anche, proprio grazie a Tim, che lei lo ama ancora e capisce che la scelta di lasciarlo non è stata semplice, ma dettata dal fatto che lei volesse aiutare Tim, che la amava da tempo, e per dare una madre al figlio autistico.

   John decide allora di vendere la preziosa collezione di monete del padre e fa una donazione anonima a Savannah, per poter dare qualche mese in più di vita a Tim.

   Torna quindi nell’esercito dicendo addio a Savannah, nonostante sia palese ad entrambi il sentimento di amore che ancora li lega profondamente. Torneranno poi ad incontrarsi quasi per caso in un bar, qualche tempo dopo, ancora innamorati l’uno dell’altra, per rinnovare il loro progetto di coppia.

Premessa     QUALE AMORE : innamoramento ed amore.

  Il concetto d’amore, si è evoluto nel corso dei millenni della storia umana, pur nelle varianti etniche  ha conservato delle linee guide che sono comuni a tutti gli esseri umani.

   Esistono varie tipologie d’amore, le sottoelencate mi sembrano quelle più importanti:

  1. L’amore tra genitori e figli (di cui quello materno è particolare).
  2. L’amore tra fratelli (amore fraterno).
  3. L’amore tra amici (amore amichevole).
  4. L’amore tra fedeli (amore affiliato-tipo religioso o di altre lobby tipo sportivo).
  5. L’amore di coppia (uomo-donna, finalizzato  nel matrimonio principalmente alla procreazione).
  6. L’amore di coppia (uomo-uomo, donna-donna, finalizzato alla convivenza omosessuale).
  7. L’amore parentale(amore tra consanguinei non conviventi es. familiari – nonni, zii, cugini, etc.).

 Altre tipologie, altre forme d’amore, sono da individuare in particolari contesti socio-culturali:

dinamicamente sono tutte improntate a momenti iniziali e sviluppi successivi:

 

a)      Innamoramento, fase attrattiva iniziale.

b)      Amore come  passione.

c)      Amore come possesso.

d)      Amore come progetto.

e)      Amore come dono.

    Alberto Alberoni, sociologo e psicologo contemporaneo, ha descritto in modo mirabili queste fasi,      almeno nelle fasi essenziali dell’innamoramento.Per Alberoni l’innamoramento è un processo della stessa natura della conversione religiosa o politica. Noi ci innamoriamo quando siamo pronti a mutare, quando i tentativi di salvare le nostre relazioni amorose precedenti sono falliti. Allora avviene in noi un rapido processo di destrutturazione-ristrutturazione chiamato stato nascente.

   La precedente relazione va in pezzi e noi ricostruiamo il nostro mondo e il nostro futuro facendo perno sulla persona amata. Nello stato nascente l’individuo diventa capace di fondersi con un altra persona e creare una nuova collettività ad altissima solidarietà. Di qui la celebre definizione: l’innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone.

   L’amore è sempre rivelazione sempre rischio. Per sapere se è veramente innamorato, il soggetto si sottopone a delle prove (prove di verità) e , per sapere se è ricambiato, sottopone la propria amata alle prove di reciprocità. Questo delicato processo può portare a equivoci e anche alla catastrofe dell’amore nascente.

   Nell’innamoramento la persona amata viene trasfigurata perchè ciascuno diventa il capo carismatico dell’altro. Il processo di fusione, però , è sempre bilanciato dal desiderio di affermare se stesso. Questo conflitto da al processo amoroso un carattere drammatico e passionale. Se i due innamorati non riescono a creare un progetto o quando perché i loro progetti individuali sono troppo diversi e incompatibili, il processo amoroso può naufragare.

   La fenomenologia dell’innamoramento è la stessa nei giovani e negli adulti, nei maschi e nelle femmine, negli omosessuali e negli eterosessuali perché la struttura dello stato nascente non cambia.

   La tesi esposta, in contrasto con le vedute della psicoanalisi, non considera l’innamoramento una regressione. Anzi lo fa nascere dallo slancio verso il futuro, verso il cambiamento e lo considera fondamentale per la formazione della coppia amorosa.

 

 

Introduzione alla concezione sophianalitica dell’amore come dono

 

 

Antonio Mercurio ha definito la Sophianalisi, scienza antropologico-esistenziale, che trova il suo cardine nel concetto di Persona (come da lui  così definita ):

“La Persona è un principio spirituale unificatore, dotato di libertà e identità propria, che è fine a se stesso e a nessun altro, i cui elementi costitutivi sono la capacità di amare se stesso             (-esse in) e la capacità di amare gli altri (-esse ad).” 

Ricorrendo alla terminologia della Filosofia Scolastica, si diventa Persona, secondo questa concezione sophianalitica, sviluppando queste due componenti:

a) Esse in= capacità di consistere come persona nel rapporto con se stessi e capacità di raggiungere il pieno sviluppo dell’amore di se stessi: capacità di autonomia, di sussistenza, di libertà, di consistenza , di maturità (Capacità di amarsi).

b) Esse ad= capacità di amare gli altri; capacità di entrare in rapporti autentici col mondo e con gli altri; in particolare tra questi altri c’è il tu del partner.
(Capacità di amare ed essere amati).

   Mercurio  ha  poi sviluppato, con un’analisi articolata e approfondita, “i presupposti esistenziali di base nella coppia”, ponendo l’accento sull’unione simbiotica e sul bisogno di possesso, da cui spesso l’uomo e la donna partono nello stabilire un rapporto di coppia.

   Chiarendo, comunque,  la necessità di rivivere e superare all’interno della coppia sia l’unione simbiotica che il bisogno di possesso, per non restare nel determinismo strumentale dei propri bisogni psichici.

   La volontà di dominio (come volontà di potere), presente in ogni persona sia uomo che donna, è successivamente affrontata come dinamica all’interno della persona e della coppia. Richiamandosi ad Erich  Fromm, nella concezione sophianalitica si distingue tra il “potere di”, che è uguale alla capacità di usare il

potere e che porta alla creazione e il “potere su” che è uguale al dominio sugli altri e che porta spesso alla distruzione.

   Nella proposta sophianalitica di A. Mercurio  si precisa come la donna, in primis, deve riconoscersi                         ed assumersi di avere questo maggior potere e come da questo antagonismo si può uscire soltanto                  se la donna è capace di fare dono all’uomo del potere all’interno della coppia.

   Amore come dono, dunque, che supera il possesso e calma la volontà di dominio, in quanto dal dono ricevuto l’uomo possa essere capace di fare dono e riconoscere il potere autentico e superiore della donna, nel campo della affettività e dell’intuizione. Interessante in quest’ottica l’accenno allo sviluppo della capacità di “unificazione ed armonizzazione del principio maschile e del principio femminile” (come affermato, nella concezione sophianalitica da Antonio Mercurio e da Paola Sensini).

    L’uomo e la donna tenderanno ad unificare ed armonizzare all’interno della persona di ognuno il principio maschile e il principio femminile, processo di crescita che ognuno arricchisce nel corso della propria esistenza (e particolarmente nella coppia). Nel senso che il principio maschile ed il principio femminile sono ambedue presenti nell’uomo e nella donna e sappiamo che essi sono complementari l’uno all’altro: compito di ognuno è armonizzarli. Per concludere riferendosi ad un presupposto consueto nella vita di coppia, l’amore passione (ed il suo corrispettivo dell’amore come possesso), Mercurio pone l’accento sulla necessità di rivivere e superare il possesso per costruire un amore-azione, un amore maturo, come dono.

   Se l’amore, come dice Fromm e concorda Mercurio, è un potere attivo e non passivo, è azione e non passione, “… l’uomo deve superare la fase dell’amore come possesso per passare a quella dell’amore come dono. Ciò non significa negare il bisogno del possesso ma superarlo dialetticamente dopo averlo vissuto. Il possesso da sicurezza ma non dà gioia.

    Il possesso dell’altro, anzi della vita dell’altro, se non è superato genera l’odio e l’odio scatena la distruttività, sia nell’ambito familiare che in quello sociale. Solo l’amore come dono che supera il possesso dà insieme la sicurezza e la gioia, la realizzazione propria e quella del partner, fa uscire dall’unione simbiotica per tendere verso la libertà della persona e struttura un nuovo edipo, creando migliori rapporti tra genitori e figli, tra individuo e società…” (Da Amore e Persona, di Antonio Mercurio, op.cit.).

LINEA INTERPRETATIVA METAPSICOLOGICA  E ANTROPOLOGICA

                                                                La Cosmo-Art

 

 1.          IL Conio intrauterino (Nella vita prenatale).

Inconscio fattuale-reattivo-decisionale(progettuale). L’insieme dei fattori che hanno contribuito allo vissuto prenatale.

 2.           IL Conio intracosmico (Nella vita intracosmica).

Scelte per conoscersi e darsi un’anima. Superare i veleni della vita e crescere nella propria consapevolezza creativa. Individuarsi come Persona, secondo i valori portanti del Sé:  Libertà, Verità, Bellezza, Amore.

 

 3.         IL Conio ultracosmico (Nella vita ultracosmica).

Scelte per dare, insieme alle forze cosmiche, un’anima immortale all’umanità ed al cosmo: creare LA BELLEZZA SECONDA. Scegliere l’unione col Sé personale,  corale e insieme alle forze cosmiche – ed il Sé Cosmico-  creare una via di  immortalità. (Arte, Dolore e Saggezza)

 

   “… La Como-Art è un movimento artistico, accessibile a chiunque abbia forza e coraggio sufficiente per staccarsi dall’Io Fetale che ancora si porta dentro ed elevarsi alla dimensione cosmica artistica dell’Io Adulto la quale abbraccia l’intera vita dell’uomo: dal primo istante del concepimento alla vita ultracosmica, per fare della propria vita e del cosmo un’unica opera d’arte capace di creare bellezza immortale (LA BELLEZZA SECONDA), così come seppe fare Ulisse, secondo quanto racconta Omero nell’ Odissea ed è spiegato nel mio libro Gli Ulissidi “ . *

*Antonio Mercurio,  Presentazione,  in Teoremi ed Assiomi della Cosmo-Art, Ed. SUR-Roma,  2004, pp.7-9.

   “… La bellezza della vita, quella particolare bellezza che consiste nella capacità di avere una vita serena, a livello biologico e a livello psichico, e che oggi appartiene a un sempre minor numero di persone fortunate, rientra nella categoria della bellezza prima e si crea già durante la vita prenatale.

    Purtroppo sappiamo che questa bellezza può essere sconvolta o turbata, a livello psichico, da innumerevoli traumi che creano il male del vivere e, a livello biologico, da innumerevoli malattie che creano handicap fisici ed esistenziali.

   In questo momento, per quanto possa essere avanzata la cura amorosa del feto da parte della madre e dei padri, non ci sono sufficienti  certezze che la vita intrauterina non venga ugualmente turbata da traumi e che questi traumi non intacchino la bellezza della vita.

Il malessere esistenziale è troppo esteso nella società attuale e se sono chiare le cause, introdotte dall’uomo, che inquinano la qualità della vita, a poco a poco diventerà sempre più chiaro nel tempo come ’inquinamento della qualità della vita cominci già nella vita prenatale e non dopo

Per questo motivo parliamo della bellezza perduta, della bellezza del vivere che è stata assaggiata e perduta già durante i nove mesi di gravidanza, e dalla ricerca costante di questa bellezza che molti perseguono nella vita postnatale con mille modi diversi, a volte sani e a volte malsani.

 Ciò che, a nostro avviso, inquina maggiormente la bellezza del vivere di ogni nato che viene al mondo, e che i figli sono sempre voluti e vissuti per soddisfare i bisogni della madre. Purtroppo non c’è nessuna madre che possa, anche con tutta la buona volontà del mondo, impedirsi di imporre la sua volontà di dominio al frutto che porta in grembo. E’ una legge naturale.

Ora, se questo accadimento, nelle epoche passate, non comportava nessun particolare trauma nei figli, non è più così oggi. Questo lo apprendiamo dalla presenza massicciamente comprovata di una nuova sensibilità e di una nuova consapevolezza che caratterizza le generazioni attuali, le quali soffrono e si rifiutano di essere considerate un prolungamento dei genitori per il soddisfacimento dei loro bisogni.

Esse hanno la consapevolezza, acquisita sin dal concepimento, che ogni essere umano è un fine e non un mezzo.” *

 *A. Mercurio, Ibidem,  (Capitolo III – Principi di antropologia  prenatale), pp.74-75.

 

 

 

INTERPRETAZIONE COSMOARTISTICA

 

SULLE TEMATICHE PRINCIPALI DEI PERSONAGGI DEL FILM

 

 1.    IL Conio intrauterino (Nella vita prenatale).

Inconscio fattuale-reattivo-decisionale(progettuale). L’insieme dei fattori che hanno contribuito allo vissuto prenatale.

 

    La narrazione del film inizia con la scena di John, ferito in Afganistan (da due pallottole), ancora semicosciente ripensa a due cose: la collezione di monete del padre ed a Savannah.

   La metonìmia del vedersi come una moneta imperfetta (un ibrido) coniato nel 1980 ed ora in servizio con l’esercito  americano, ci porta a fare una prima considerazione sul  possibile vissuto intrauterino di John.

     Sappiamo che quello che ci accade nel corso della vita, sono molto spesso esperienze  che rimandano ad un analogo fatto accadutoci nello sviluppo prenatale.

  I due fori  del suo conio esistenziale (uomo-moneta dell’esercito americano-un ibrido imperfetto) non è difficile paragonarli ad i due fori del suo vissuto fetale, che possiamo così definire e precisare con certezza: 1. La madre abbandonica; 2. Il padre autistico.

    La sua rabbia interna è indirizzata su questi due buchi esistenziali, ma la madre abbandonica (in primis) è il foro più profondo.

 

La madre abbandonica (inconscio fattuale)

 

 

 

   Nella sua componente “abbandonica” la funziona materna ha uno dei  suoi principali limiti: questo è uno stato primario dell’essere, fin dal vissuto prenatale.

    Il feto percepisce quanto non sia accolto ed amorevolmente accudito (nutrito in tutti i sensi), parimenti si rende amaramente consapevole dei limiti del suo mondo affettivo primario: una madre distratta, o poco attenta ai bisogni del nascituro, può creare problematiche varie.

 

   Il film non ci dice molto del perché questa madre abbandona il figlio, subito dopo la nascita, come fosse morta o scappata via dalla vita del figlio e del coniuge … (forse incapace di accettare la convivenza con un uomo autistico?)

   Con certezza sappiamo che John viene cresciuto unicamente dal padre e che il suo vissuto prenatale è stato carente di attenzioni autentiche materne, il padre (anche se limitato) ha dovuto sopperire alla funzione della madre, a scapito di una forte funzione paterna.      

Dice la Cosmo-art, tramite il suo primo fondatore Antonio Mercurio.

    “… Nella storia dell’uomo c’è un salto evolutivo che non è voluto dall’uomo ma da una volontà cosmica che modifica il sentire e il volere dell’essere umano sin dai primi istanti di vita.

   L’ Io fetale, immerso nell’ambiente intrauterino e in comunicazione ormonale ed empatica con la madre, appare dotato di una nuova sensibilità che è intollerante e ribelle a qualunque assoggettamento e manipolazione da parte della madre…

 La ferita è dovuta al trauma di essere stati considerati una cosa e non una persona, un mezzo e non un fine.

   La ferita è dovuta al dolore  della presenza di un utero come contenitore che non soltanto non è più caldo e accogliente come lo era una volta, nelle epoche precedenti, ma che è essenzialmente incapace di riconoscere al nascituro una sua duplice progettualità, l’una quella di avere una persona che va rispettata come tale e, l’altra, quella di essere portatore di una progettualità cosmica che nulla ha a che vedere con i bisogni riproduttivi della specie umana e tanto meno  con i bisogni e con i progetti del padre e della madre…

 

   Se non ci fosse la ferita e ci fosse solo la  bellezza della vita, la vita diverrebbe statica e immobile, imbalsamata al godimento effimero della bellezza…

    Se c’è la ferita, l’uomo è costretto a rientrare nel buco nero dell’utero materno per cercare le ragioni della sua ferita; ma mentre si cala negli abissi del dolore e della rabbia, del gelo e del vuoto, egli può diventare capace di una trasformazione artistica di sé e del mondo conosciuto e acquisire i mezzi per approdare in un nuovo universo, qual è quello della creazione della bellezza seconda…”*

  John, impara ad entrare a rivisitare il vuoto ed i suoi buchi interni, e sceglie  con dolore ed arte a creare con saggezza un modello di amore che supera la scelta abbandonica.(Vedremo come!)

 (* A. Mercurio, Cap.III -Principi di antropologia prenatale, in Teoremi ed assiomi della Cosmo-Art, op.cit, pp.76-79 )

 

1.      IL Conio intracosmico (Nella vita intracosmica).

 Scelte per conoscersi e darsi un’anima. Superare i veleni della vita e crescere nella propria consapevolezza creativa. Individuarsi come Persona, secondo i valori portanti del Sé:  Libertà, Verità, Bellezza, Amore. Imparare ad attraversare il dolore, con arte e saggezza.

    John incontra Savannah ed istintivamente risponde con generosità a recuperare la borsa caduta in mare (quasi un simbolo del recupero della bellezza della vita per non disperderla a causa della rabbie interne) > a)Sentire con l’istinto; nel prosieguo dell’innamoramento l’inizio dell’amore come progetto è simbolizzato nella sua scelta di partecipare alla costruzione della casa, che Savannah aveva promosso per aiutare i bambini autistici> b)Sentire con la ragione; la promessa del ritorno e del rincontro dopo la guerra, per costruire la vita insieme >c) Sentire col cuore.

 L’unificazione delle tre modalità di riposte interne (istinto –ragione –cuore) racchiude la possibilità d’unificare gli opposti per un vero progetto d’amore.

  Ma la strada che entrambi (John e Savannah) dovranno percorrere è dolorosa, in quanto la vita li pone a compiere delle scelte in cui il concetto d’amore viene messo continuamente in discussione.

    “ … Due settimane sono state sufficienti per innamorarsi, ora staremo lontani per un anno … Voglio sapere tutto e noi staremo insieme, fammi sapere che fai con ogni mezzo (lettere, appunti, telefono, e-mail, etc … ) ”, così dice Savannah a John.

   Ma la vita è imprevedibile e l’ 11 Settembre 2001 trova John in servizio con l’esercito, l’attacco alle Torri Gemelli di New York lo pone a compiere una nuova scelta: “… Cosa devo fare ? ”, chiede John a Savannah…

    E John sceglie con responsabilità di restare ancora per qualche tempo con l’esercito; confermando la ferma militare viene spedito in Afganistan ed affronta più volte il dolore della guerra interna ed esterna…

 

 

 Il dolore è una forza cosmica, dice la Cosmo-art.

 

 

 

 Bisogna  imparare ad attraversarlo con l’ausilio delle altre forze cosmiche (l’ Arte e la Saggezza) per imparare a costruire, o meglio a creare, una nuova bellezza, al di là della morte.

 Nell’angosciosa missione afghana John conosce la sofferenza ed il dolore, anche quello della lontananza di Savannah; quando viene ferito si rende conto che i due buchi delle ferite, che i proiettili gli hanno procurato,  sono comparabili ai buchi interni del suo vissuto primario.

 

   E’ l’immagine, con cui il regista inizia la narrazione, quasi a simbolizzare che è in quell’esperienza dolorosa  -nella vita intracosmica-  che  il “caro John”, ancora una volta sceglie con consapevolezza, rientrando nell’utero abbandonico e ricombattendo una guerra, per  imparare a perdonare la madre -il padre- se stesso e poi anche Savannah.

   Come una pugnalata al cuore, sulle ferite ancora sanguinanti, riceve la notizia che Savannah ha scelto di sposare un altro e che non lo aspetterà più: ancora una volta  si ripete l’abbandono dell’oggetto d’amore e a John non resta altro che  scegliere di  confermare la ferma per restare in servizio con l’esercito (un utero di fatica e sofferenza, l’unico che lo riconosce, per tentare di sopravvivere e ricercare un nuovo progetto, anche se sempre minacciato di morte).

    “… Sono una moneta dell’esercito americano, coniato nel 1980 ….Sono stato un tondello di metallo poi stampato e pulito, poi bordato e levigato, ma ora sono una moneta con due fori. ..” , ripete a se stesso prima di perdere conoscenza e ripensa alla collezione di monete del padre ed a Savannah.

 

 

 

 

 

 

 

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